IL MAESTRO, LA SUORA E LE RAGAZZINE

Un episodio poco noto e curioso della carriera di Toti Scialoja insegnante riguarda la sua esperienza triennale come maestro di disegno e pittura all’Istituto di artigianato femminile Zilieri di Roma, fondato dalle Madri Orsoline. In quell’Istituto si teneva un corso di artigianato artistico al termine del quale le allieve potevano accedere all’esame per l’abilitazione all’insegnamento nonché all’iscrizione all’Accademia delle Belle Arti.
Non è ben chiaro in seguito a quali circostanze, all’inizio dell’anno scolastico 1949-50, la preside, Madre Anna Matteuzzi, entrò in contatto con Scialoja e gli propose di insegnare nel suo Istituto.

Qui sotto un ricordo scritto da una delle allieve predilette di Toti, Giovanna Paoletti, per tutti (ancora oggi) Cicci.

Toti con due sue alieve: Cicci (Giovanna Paoletti), a sinistra, e Giovannella Guzzardi. In Via di Ripetta nel 1954. La racchetta era di Cicci.

Istituto d’arte Zileri nel ricordo di Cicci

Una normale scuola privata di suore Orsoline parmensi, in via Brenta a Roma, diventò l’Istituto d’Arte Zileri. Una scuola singolare e particolare grazie alla preside, Madre Anna Matteuzzi, molto intelligente e che, con un intuito straordinario, studiò a fondo come circondarsi di grandi collaboratori per creare nuove tendenze artistiche.
Entrò in contatto con Toti Scialoja, il quale cercò subito di interpretare il nostro pensiero oscuro per capire meglio le ragioni dell’entusiasmo per il percorso che avevamo da poco intrapreso e per farci capire che le tante realtà dipendono dagli occhi di chi ci guarda.
Madre Anna e Toti Scialoja lavorarono da subito in perfetta armonia, relazionandosi con le allieve in un unico atteggiamento. Mettendo a nudo il nostro pensiero, scoprivano le ragioni del nostro entusiasmo (un po’ inconsapevole) per tutto ciò che ci veniva insegnato.
Io ero una bambina, la più giovane allieva, ed era anche la prima volta che uscivo allo scoperto, lasciando mia sorella, di un anno maggiore e compagna di banco per otto anni, giudicata un genio solo perché studiava. Era il 1949, avevo solo tredici anni, non mi piaceva studiare e non studiavo.
Mi piaceva solo disegnare e lavorare manualmente era tutto ciò che mi interessava. Un vero problema! Mia mamma, quando scoprì la realtà della scuola d’arte non ci pensò due volte. Il giorno dopo ero iscritta all’istituto Zileri. Il mio primo giorno di scuola fu difficilissimo. Nuove compagne tutte più grandi di me, nuovi insegnanti. Io tacevo e aspettavo una luce, ma subito arrivò la mia luce, il mio primo insegnante uomo, Toti Scialoja. Io sempre più imbarazzata, ma solo guardandomi capii che fu amore a prima vista. La sicurezza del suo segno grafico mi affascinò da subito, rimanendo un insegnamento che ho fatto mio per tutta la vita e che ho cercato di trasmettere anni dopo alle mie allieve.
Una volta Toti Scialoja mi chiamò alla cattedra per farmi capire che la fotografia era già stata inventata, e che tutto ciò che copiavamo doveva passare per la mente, per gli occhi, per il cuore, per poi essere reinventato con il nostro potenziale.
Scialoja mi chiamò una seconda volta per farmi capire come la realtà può diventare astrattismo puro: "un oggetto, uno specchio e un foglio di carta".
Da allora acqua sotto i ponti ne è passata per me, insegnamento, matrimonio, quattro figli, ma ho dipinto sempre e con passione: su stoffa, su porcellana, su legno, su tela, su vetro e su muro. In più ho restaurato quadri, affreschi e mobili antichi.
Tutto scorre ancora vivo nella mia mente.

Cicci

Le allieve di Scialoja alla Galleria d’Arte Moderna.

Alla fine del primo anno di corso, Toti convinse Palma Bucarelli ad allestire alla Galleria d’Arte Moderna di Valle Giulia una mostra delle opere delle sue allieve.
Mostra che da un lato riscosse molti apprezzamenti, ma suscitò qualche perplessità negli ambienti cattolici sconcertati dalla produzione artistica “rivoluzionaria” di ragazzine della scuola di suore che fino all’anno prima avevano ricamato o dipinto mazzetti di ciliegie e foglie d’edera.
Il testo che segue è l’introduzione a quella mostra scritta da Toti Scialoja. Interessante la sua valutazione di allora sull’arte astratta.